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Pittura italiana del Novecento: quali autori stanno crescendo di più in quotazione

📅 18 Agosto 2026✍️ di Sergio Malfatti⏱️ 4 min di lettura

Mi trovo ancora una volta davanti ai cataloghi di una grande casa d’aste a Colonia, come facevo regolarmente negli anni Novanta quando la mia piccola galleria a Parma viveva dei cicli stagionali del mercato dell’arte. Questa volta, però, non cerco le solite firme consolidate. Scorro pagina dopo pagina alla ricerca di quei nomi italiani del Novecento che stanno vivendo una rinascita straordinaria: artisti che fino a poco tempo fa languivano negli archivi, dimenticati dai grandi collezionisti, e che oggi stanno registrando aumenti di quotazione che lasciano a bocca aperta anche gli esperti del settore.

Negli ultimi tre anni ho assistito a un fenomeno affascinante. I prezzi di mercato per certi maestri italiani del XX secolo stanno subendo una rivalutazione che non è casuale. È il risultato di una combinazione di fattori: la riscoperta accademica, l’interesse crescente dei collezionisti internazionali verso il patrimonio italiano spesso sottovalutato, e una ricerca sempre più consapevole di opere autentiche e di qualità. Non si tratta di mode passeggere, ma di un riposizionamento serio e duraturo.

I pittori astratti che stanno conquistando i collezionisti

Tra i nomi che stanno crescendo di più, occupano un posto di rilievo i maestri dell’Astrattismo|astrattismo geometrico italiano. Parlo di artisti come Atanasio Soldati e Giulio Turcato, la cui ricerca sulla forma pura e il colore ha affascinato le nuove generazioni di collezionisti che cercano alternative ai circuiti canonici. Soldati, in particolare, che durante la sua vita ricevette attenzione soprattutto in ambito specialistico, sta vedendo i suoi quadri acquisiti da musei importanti e da collezioni private sempre più esigenti.

Quello che noto nelle aste è l’incremento significativo dei prezzi di realizzazione per questo filone. Opere che cinque anni fa venivano aggiudicate a cifre modeste oggi raggiungono multipli considerevoli. Non è raro che un dipinto di medie dimensioni, privo di particolare provenienza aristocratica, si veda conteso da almeno tre levatori di mano. I collezionisti hanno capito che la qualità costruttiva e la ricerca linguistica di questi artisti merita uno spazio diverso rispetto a quello occupato finora.

La rivalutazione dei maestri informali e materico

C’è poi tutta la questione affascinante dei pittori informali italiani, quella corrente che negli anni Cinquanta e Sessanta dialogo intensamente con quanto accadeva in America e in Europa, senza però perdere una propria identità. Autori come Alberto Burri continuano a registrare quotazioni elevate, ma quello che mi sorprende è la crescita esponenziale di figure complementari a quella generazione: penso a Emilio Vedova, a Salvatore Scarpitta.

La loro ricerca sulla materia, sulla superficie del quadro come campo di tensione emotiva, sta trovando nuovi interpreti tra i collezionisti contemporanei. Soprattutto tra coloro che hanno capito come l’arte materica italiana rappresenti una via originale rispetto ai paradigmi americani ed europei più canonici. Negli ultimi cataloghi d’asta che ho consultato, le valutazioni medie per questi artisti hanno subito incrementi del 35-40% rispetto ai tre anni precedenti.

Gli autori figurativi ristorati dal gusto contemporaneo

Non meno interessante è la rivalutazione che sta interessando certi maestri figurativi, spesso etichettati come “regionali” dalle critiche precedenti. La Storiografia dell’arte|storiografia dell’arte contemporanea ha iniziato a riconsiderare questi percorsi con occhio più benevolo, riconoscendo in loro una forza narrativa e una sintassi formale che le categorie critiche precedenti avevano sottovalutato.

Mi riferisco a pittori come Lucio Fontana nel suo periodo più figurativo, oppure a personaggi come Bruno Cassinari, che raccontavano la realtà italiana del dopoguerra con una carica emotiva straordinaria. Il loro linguaggio, apparentemente tradizionale, nasconde un’experimenting formale che solamente ora viene pienamente apprezzato. I prezzi di mercato riflettono questa riscoperta con chiarezza.

Durante una recente asta che ho seguito a Francoforte, un grande dipinto figurativo di inizio Sessanta è stato aggiudicato al triplo della stima inferiore. L’atmosfera nella sala era quella di chi scopre un valore finora nascosto, di chi ha letto con attenzione gli studi critici recenti e sa di trovarsi di fronte a un’opera che rappresenta una tappa importante della cultura visiva italiana.

I fattori dietro questa rivalutazione

Quale sia la ragione profonda di questa crescita? Innanzitutto c’è una questione di mercato globale. I collezionisti internazionali hanno iniziato a guardare con serietà il patrimonio italiano del Novecento, riconoscendo che accanto ai grandissimi nomi celebri (Morandì, naturalmente, Morandi ancora una volta) esiste una profondità di ricerca e di qualità esecutiva che merita attenzione.

In secondo luogo, vi è l’effetto delle grandi retrospettive. Quando un museo di caratura internazionale dedica una mostra a un artista precedentemente undervalued, il mercato reagisce con prontezza. Le quotazioni salgono perché la legittimazione istituzionale apre gli occhi agli investitori.

Infine, c’è un elemento legato al gusto estetico dei tempi. Dopo anni di ossessione per l’arte contemporanea pura, i collezionisti riflessivi stanno riscoprendo il piacere della contemplazione, della qualità artigianale, della ricerca che non è concettuale ma profondamente pittorica. Questi maestri italiani offrono proprio questo: una strada alternativa, sofisticata e consapevole.

Quando torno a Parma dalle mie ricognizioni nei grandi centri europei, racconto ai collezionisti che mi seguono quello che ho visto. I loro occhi si illuminano quando capiscono di poter ancora costruire collezioni di valore autentico, di qualità riconosciuta, senza investire cifre leggendarie. Il mercato dei maestri italiani del Novecento, finalmente, sta diventando quello che avrebbe sempre dovuto essere: uno spazio di serietà, bellezza e consapevolezza.

Sergio Malfatti

Dopo aver gestito una piccola galleria a Parma negli anni ’90, Sergio si è specializzato nell’acquisizione di opere contemporanee emergenti. Ha viaggiato spesso tra Italia e Germania per seguire aste di design, diventando punto di riferimento per collezionisti privati interessati alle nuove tendenze.